Gli
alberi, carichi di luce,
emanano un profumo di sambuco,
dolce
e piacevole, come un ricordo che non sa se restare.
Ma
l’aria… l’aria pesa.
Non è primavera, non davvero—
è
un’estate anticipata, inquieta,
che arriva senza chiedere
permesso.
Due
gradi in più, dicono le voci lontane,
numeri freddi nei notiziari
caldi.
E
noi qui, tra petali e ombre corte,
a chiederci quanto durerà il
verde.
Forse
i prati continueranno a fiorire,
forse il vento saprà ancora
cantare—
ma sotto questa bellezza che trabocca
c’è una
domanda che non smette:
che fine faremo, se anche le stagioni non
saranno più stagioni?
Lotta Giuseppe Roberto

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